Come in molti già sanno, l’esito del referendum del 12 e 13 giugno contro la privatizzazione del servizio idrico, è continuamente minacciato da multiutility aggressive ed enti pubblici conniventi.
Ma il referendum sul nucleare, invece, gode di ottima salute?
Da quando si è insediato il governo Monti, una delle prime dichiarazioni del neo-ministro dell’ambiente Clini riguardava proprio la possibilità di non escludere del tutto l’energia atomica. Si è trattato di una gaffe? Ai posteri l’ardua sentenza, intanto prendiamo nota.
È notizia di pochi giorni fa, invece, che l’associazione “Galileo 2001“ ha scritto una lettera firmata da 100 scienziati indirizzata a Monti per chiedere al governo una diversificazione delle fonti energetiche, che comprenda anche quelle nucleari.
Piccola postilla: tra i presidenti onorari di Galileo 2001 compare una vecchia conoscenza, che risponde al nome di Umberto Veronesi.
Quello di Clini e quella di questo famigerato appello sono piccoli segnali, certo, ma alla luce dei quali diventa difficile rispondere alla domanda iniziale di questo post.
Una cosa, invece, è certa: chi ha difeso l’Italia antinuclearista nella prima metà del 2011, può ancora fare molto per non vanificare l’esito del referendum, essere coerenti con le proprie scelte ed evitare brutte sorprese in futuro (ricordiamoci che oggi non c’è più “la banda di cialtroni affaristi” ma “un pool di tecnici ed esperti immolati per salvare il Paese dalla crisi”… Decisamente più inquietante!)
La denuclearizzazione mi affascina da sempre, ma considerando il numero di italiani che si sono espressi contro il nucleare, ho avuto lo spunto per scrivere una sorta di decalogo per tutti coloro che vogliono che la propria scelta dentro il seggio elettorale sia rispettata fino in fondo.
Sono ben accetti ulteriori spunti e suggerimenti!







